Pubblicato il
25 giugno 2026
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Giocare ai videogiochi con regolarità, anche per diverse ore al giorno, non è necessariamente un indizio di patologia. Infatti, per una diagnosi di disturbo da gioco, il comportamento deve essere presente per almeno 12 mesi e sufficientemente grave da determinare una compromissione significativa del funzionamento della persona in ambiti importanti della vita (personale, familiare, sociale, educativo, lavorativo, ecc.).
Chi gioca dovrebbe prestare attenzione al tempo che dedica a questa attività, non come indicatore assoluto ma come un possibile campanello d’allarme. Quante ore al giorno? A cosa ho rinunciato e quali relazioni ho trascurato? Oltre al tempo, è importante monitorare eventuali cambiamenti nella salute fisica o psicologica e nel funzionamento sociale che potrebbero essere attribuiti alle proprie modalità di gioco.
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2021 – esaminati 34 studi per un totale di oltre 50.000 partecipanti – ha evidenziato, ad esempio, un’associazione tra gaming problematico e diversi indicatori di sonno alterato. Le persone che presentavano comportamenti di gioco problematici riferivano di dormire meno e peggio, di avere difficoltà sia ad addormentarsi sia a mantenere il sonno durante la notte e di avvertire sonnolenza durante il giorno.
Gli autori sottolineano, tuttavia, che le evidenze disponibili non consentono di chiarire la direzione di questa relazione, lasciando aperta la possibilità che problemi di sonno e gaming problematico si influenzino reciprocamente.
Gaming disorder (WHO)
Problematic Gaming and Sleep: A Systematic Review and Meta-Analysis
Negli ultimi anni, i ricercatori non si sono limitati a stimare la diffusione del disturbo da gioco, ma hanno cercato di comprenderne le possibili associazioni con altre dimensioni della salute e del benessere. Una revisione della letteratura pubblicata nel 2020 ha rilevato che le condizioni più spesso analizzate insieme all’Internet Gaming Disorder (IGD), categoria inserita nel 2013 nel DSM-5**, sono depressione, ansia, impulsività e disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).
Gli studi hanno inoltre esaminato variabili come il tempo trascorso a giocare, il rendimento scolastico, il contesto di gioco e persino alcune caratteristiche neurobiologiche osservate attraverso tecniche di imaging cerebrale.
Anche in questo caso, i risultati non consentono di stabilire un rapporto di causa-effetto tra il gaming disorder e tali condizioni.
Exploring the prevalence of gaming disorder and Internet gaming disorder: a rapid scoping review
Inclusion of “gaming disorder” in ICD-11
La ricerca sul disturbo da gioco continua a evolversi e alcuni aspetti della diagnosi restano oggetto di discussione nella comunità scientifica. Su un punto, però, vi è ampio consenso: il gaming, di per sé, non è patologico. L’elemento discriminante non è il comportamento in sé, ma il grado in cui interferisce con la vita personale, sociale, scolastica o lavorativa.
Progetto selezionato nell'ambito dei due avvisi PRO-BEN 1 e PRO-BEN 2 del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) per la concessione di finanziamenti volti alla promozione del benessere psicofisico e al contrasto del disagio psicologico ed emotivo tra gli studenti.

