Pubblicato il
20 maggio 2026
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Crescere non è solo una questione psicologica: è anche una questione materiale. Nel quinto episodio de Lo Stato del Disagio si parla di trasporti, affitti, borse di studio, precarietà. La salute mentale e la giustizia sociale sono legate a doppio filo, soprattutto nel contesto universitario.
Le voci raccolte tra Pavia e Milano, ovvero quelle di Giulia Papandrea, Massimiliano Farrell, Riccardo Vecchio, Francesca Sabia e Sarah Gainsforth, raccontano una generazione che si sente spesso “un numero”: la competizione accademica, la pressione alla performance, il passaggio traumatico durante la pandemia. Ma dietro l’ansia e il senso di inadeguatezza emergono fattori concreti: stipendi insufficienti per i dottorandi, servizi carenti, fondi pubblici instabili, studenti idonei alla borsa di studio che restano non beneficiari.
Molti studenti pianificano la propria vita contando su una borsa di studio che può diventare incerta da un anno all’altro. E quando il sostegno vacilla, vacilla anche la possibilità di concentrarsi sullo studio.
Se il disagio nasce anche dall’isolamento e dalla competizione, allora la risposta non può essere solo individuale. Nella storia, di fronte a crisi economiche e sociali, la strategia è sempre stata la stessa: stare insieme, organizzarsi, trasformare l’angoscia privata in questione collettiva.
Progetto selezionato nell'ambito dei due avvisi PRO-BEN 1 e PRO-BEN 2 del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) per la concessione di finanziamenti volti alla promozione del benessere psicofisico e al contrasto del disagio psicologico ed emotivo tra gli studenti.

