Pubblicato il
08 luglio 2026
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Lo stress accademico rappresenta oggi un problema diffuso a livello internazionale e può influenzare molti aspetti della vita degli studenti. Gli esami e la pressione per ottenere buoni risultati fanno parte dell'esperienza universitaria e sono tra le principali fonti di ansia.
In questo approfondimento vediamo perché un brutto voto non è un giudizio definitivo, ma un feedback da cui è possibile imparare e un’occasione di crescita personale.
Gli studiosi definiscono lo stress accademico come la risposta psicologica e fisica che si manifesta quando le richieste dell'ambiente di studio vengono percepite come superiori alle proprie risorse per affrontarle. In queste situazioni possono comparire pressione, tensione e ansia, soprattutto in prossimità degli esami o durante periodi di particolare carico di lavoro.
Le cause dello stress accademico sono molteplici e possono variare da studente a studente. Tra le più comuni ci sono la preparazione degli esami, le scadenze ravvicinate, il carico di studio, la pressione per ottenere voti elevati e la competizione percepita con gli altri. A questi si aggiungono fattori esterni come le aspettative familiari, i confronti sui social media o l'adattamento a un nuovo ambiente universitario.
Quando lo stress accademico diventa cronico può compromettere sia la salute mentale che quella fisica. Le ricerche lo associano a un aumento dei sintomi di ansia e depressione, a difficoltà di concentrazione, calo della motivazione, disturbi del sonno e conseguente peggioramento del rendimento.
Ma non tutto lo stress è negativo. Gli psicologi distinguono infatti tra uno stress positivo (eustress), che aumenta la concentrazione e la motivazione, e uno stress eccessivo, che invece ostacola il rendimento e il benessere.
Una moderata attivazione prima di un esame può favorire attenzione e memoria, aiutando a dare il meglio di sé. Il problema nasce quando la pressione diventa troppo intensa o prolungata e lo studente percepisce di non avere le risorse per affrontarla.
Alcuni studenti vivono queste sfide come occasioni per mettersi alla prova e sviluppare nuove competenze, mentre altri le considerano superiori alle proprie capacità, sperimentando livelli elevati di ansia e stress.
Non è quindi tanto l'evento in sé a determinare il livello di stress, quanto il modo in cui lo si affronta. Lo stesso esame, o lo stesso voto, può essere vissuto come un ostacolo insormontabile oppure come un'occasione per capire dove migliorare.
Ma perché alcuni studenti riescono a superare rapidamente un brutto voto, mentre altri continuano a viverlo come un fallimento anche settimane dopo?
Una possibile risposta arriva dal concetto di growth mindset dell'intelligenza, elaborato dalla psicologa Carol Dweck tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000, e oggi al centro di numerose ricerche in ambito educativo. Secondo questa teoria, ciò che fa la differenza non è tanto il risultato ottenuto, quanto il modo in cui viene interpretato.
Le persone possono avere due modi diversi di concepire le proprie capacità. Chi possiede un growth mindset ritiene che intelligenza e competenze possano svilupparsi attraverso l'impegno, l'esercizio e l'esperienza. Chi ha invece un fixed mindset tende a considerarle caratteristiche innate e poco modificabili. Questa differenza influenza profondamente il modo in cui vengono vissuti gli insuccessi.
Di fronte a un brutto voto, ad esempio, uno studente con un fixed mindset sarà portato a pensare "Non sono abbastanza bravo", interpretando quel risultato come una conferma dei propri limiti.
Al contrario, uno studente con un growth mindset si chiederà: "Che cosa posso imparare da questo esame? Cosa posso fare diversamente la prossima volta?". L'errore non viene negato né minimizzato, ma considerato un'informazione utile per migliorare.
Dai risultati della ricerca emerge che il growth mindset non elimina lo stress ma riduce il rischio che quest’ultimo si trasformi in esaurimento accademico, cioè quello stato di affaticamento mentale e perdita di energie che, nel tempo, peggiora il benessere emotivo e la percezione del proprio rendimento.
Uno dei risultati più interessanti emerso dagli studi condotti riguarda il ruolo dell'autoefficacia, cioè la convinzione di essere in grado di affrontare con successo i compiti richiesti.
Gli studenti con livelli più elevati di autoefficacia:
In pratica, credere di poter migliorare attraverso l'impegno rende più facile reagire agli insuccessi e favorisce una maggiore resilienza accademica.
Essere resilienti non significa non provare stress, ansia o delusione. Significa riuscire a non rimanere bloccati da queste emozioni, imparare dall'esperienza e riprendere il proprio percorso.
In quest'ottica, un esame andato male rappresenta un ostacolo temporaneo e non un giudizio definitivo sulle proprie capacità.
Uno studente resiliente interpreta un voto basso come un'informazione utile: segnala che qualcosa nello studio può essere modificato o migliorato. Al contrario, chi interpreta quel voto in maniera negativa, perde la motivazione e rischia di peggiorare il proprio benessere psicologico.
La resilienza interrompe questo circolo vizioso, aiutando lo studente a trasformare un fallimento momentaneo in un'occasione di apprendimento.
Saper gestire il proprio tempo è una delle sfide più importanti: trovare un equilibrio tra studio e vita personale non è semplice, ma una buona organizzazione del tempo è associata a migliori risultati accademici e a livelli inferiori di ansia.
Il supporto di familiari, amici e persone di fiducia rappresenta uno dei principali fattori di protezione contro lo stress accademico. Durante gli anni universitari, il ruolo degli amici diventa spesso ancora più importante di quello della famiglia.
Sentirsi ascoltati, compresi e sostenuti favorisce il senso di appartenenza, rafforza l'autostima e rende più semplice affrontare le difficoltà del percorso di studi. Una buona rete sociale è inoltre associata a un minor rischio di insuccesso accademico e di abbandono dell'università.
Adottare abitudini salutari rappresenta un’altra strategia efficace per ridurre lo stress e migliorare il proprio rendimento. Alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, sonno adeguato ed evitamento di sostanze dannose contribuiscono non solo a diminuire lo stress, ma anche a favorire migliori risultati nello studio.
Infine, le tecniche di rilassamento aiutano a ridurre la tensione fisica e mentale, migliorando concentrazione, benessere e capacità di affrontare le sfide accademiche.
Considerare gli errori come parte del processo di apprendimento è fondamentale per poter affrontare gli ostacoli che inevitabilmente si presenteranno durante il percorso universitario, senza lasciare che un singolo risultato negativo condizioni la fiducia nelle proprie capacità.
Se hai bisogno di supporto, Health Mode On offre un’ampia rete di risorse dedicate al benessere della comunità studentesca. Rivolgiti ai servizi di counseling e assistenza attivi nei nostri atenei e istituti partner.
Progetto selezionato nell'ambito dei due avvisi PRO-BEN 1 e PRO-BEN 2 del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) per la concessione di finanziamenti volti alla promozione del benessere psicofisico e al contrasto del disagio psicologico ed emotivo tra gli studenti.

