Pubblicato il
19 gennaio 2026
Scritto da
Susanna Bonelli
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Si chiama disturbo da comportamento sessuale compulsivo ed è caratterizzato dall’incapacità persistente di controllare impulsi o urgenze sessuali, il che si traduce in comportamenti sessuali ripetitivi, protratti nel tempo (almeno sei mesi), tali da causare marcata sofferenza o compromissione del funzionamento personale, familiare, sociale, educativo, lavorativo o di altre aree importanti della vita (Kraus et al., 2018).
Nel 2019 è stato incluso nell'undicesima revisione dell’ICD-11, la Classificazione Internazionale delle Malattie dell’OMS, come disturbo del controllo degli impulsi, esattamente come il disturbo da acquisto-shopping.
Il disturbo, osservato più frequentemente negli uomini rispetto alle donne, si presenta con una o più di queste caratteristiche descritte da Kraus e colleghi su World Psychiatry:
Elencate le caratteristiche tipiche di chi ne soffre, non ci resta che dire chi non rientra in questa categoria: gli individui con elevati livelli di interesse e di attività sessuale che non mostrano una compromissione del controllo sul proprio comportamento sessuale né una sofferenza o una compromissione funzionale significativa e coloro che presentano alti livelli di interesse e comportamento sessuale (es. masturbazione), anche quando tali comportamenti sono associati a disagio.
A proposito di questo, il disagio psicologico legato a giudizi morali, quindi a disapprovazione nei confronti dei propri impulsi e comportamenti sessuali non determina né giustifica una diagnosi di CSBD (Compulsive Sexual Behavior Disorder).
La diagnosi, aggiungono gli studiosi, non dovrebbe essere formulata quando il comportamento può essere spiegato da altre condizioni mediche (ad esempio, la demenza), dagli effetti di farmaci prescritti per il trattamento di specifiche patologie (come il morbo di Parkinson), oppure quando è interamente attribuibile agli effetti diretti di sostanze illecite sul sistema nervoso centrale, come cocaina o metanfetamina.
Infatti, non disponiamo di informazioni definitive sul fatto che i processi coinvolti nello sviluppo e nel mantenimento del disturbo siano equivalenti a quelli osservati nei disturbi da uso di sostanze, nel gioco d’azzardo o nel gaming. Tuttavia, diversi autori propongono una lettura più vicina alle dipendenze.
Studi futuri dovrebbero indagare i meccanismi comuni e specifici coinvolti nei disturbi di dipendenza, nei disturbi correlati al disturbo ossessivo-compulsivo, nei disturbi del controllo degli impulsi e nei disturbi da uso di sostanze (Brand et al., 2019).
Mateusz Gola e Marc N. Potenza (2018) sostengono che la forma in cui si manifesta il comportamento sessuale compulsivo potrebbe rappresentare un fattore rilevante per comprendere tale eterogeneità.
Per citare un esempio, possono esistere differenze tra comportamenti sessuali prevalentemente interpersonali (come rapporti sessuali occasionali con uno o molteplici partner, rapporti sessuali compulsivi all’interno di una relazione stabile o servizi sessuali a pagamento) e comportamenti solitari (come uso compulsivo di pornografia e masturbazione). È possibile che i primi siano più associati a impulsività e ricerca di sensazioni, mentre i secondi siano maggiormente collegati a livelli elevati di ansia, con differenti correlati neurobiologici.
L’uso problematico della pornografia è una delle manifestazioni più comuni del disturbo, spesso associato a masturbazione compulsiva, motivo per cui alcuni richiedono un aiuto professionale.
Una delle spiegazioni plausibili è che, da un punto di vista pratico, molte più persone hanno accesso a pornografia e masturbazione rispetto a prostituzione, partner sessuali occasionali o altri servizi sessuali, che comportano costi sociali o economici più elevati (Grubbs et al., 2020).
Un aspetto interessante sull’uso problematico della pornografia, aggiungono Grubbs e colleghi, è legato alle autosegnalazioni. Infatti, la percezione di compulsività o dipendenza da materiale pornografico è spesso influenzata da moralità personale e convinzioni conservative piuttosto che dall’uso effettivo di pornografia. Per questo motivo, molte autosegnalazioni derivano direttamente da una disapprovazione morale verso il proprio comportamento.
Parlando in termini più tecnici, l’incongruenza morale (cioè l’interazione tra utilizzo e disapprovazione) è un predittore potente dei problemi auto-riferiti legati all’uso della pornografia.
Negli ultimi anni sono state sviluppate due scale self-report in grado di valutare il disturbo in modo affidabile e psicometricamente equivalente, cioè con elevata invarianza di misura tra gruppi di genere e Paesi, sulla base delle linee guida diagnostiche dell’ICD-11: a) Compulsive Sexual Behavior Disorder Scale – CSBD-19; b) Compulsive Sexual Behavior Disorder Diagnostic Inventory – CSBD-DI o CSBD-7 perché composto da 7 item invece che 19.
La prima scala è il risultato di uno studio su oltre 9000 persone provenienti da tre Paesi: Stati Uniti, Ungheria e Germania. Il modello a cinque fattori del CSBD-19 (i domini diagnostici dell’ICD-11 ossia controllo, salienza, ricaduta, insoddisfazione e conseguenze negative) ha mostrato un eccellente adattamento ai dati e associazioni adeguate con i correlati. Gli uomini hanno riportato punteggi medi più elevati rispetto alle donne. Un punteggio pari a 50/76 è risultato la soglia ottimale per identificare individui ad alto rischio di CSBD (Bőthe et al., 2020).
Vediamo alcune evidenze emerse dallo studio.
I punteggi del CSBD-19 hanno mostrato associazioni positive con misure di uso problematico della pornografia, meno con la frequenza di masturbazione e d’uso della pornografia nell’ultimo anno, con il numero di partner sessuali e partner occasionali nell’arco della vita.
I risultati supportano l’idea che le differenze di genere nel CSBD possano essere minori di quanto indicano i dati esistenti.
Le classi a rischio basso o medio riportano livelli più bassi di attività sessuale nell’arco della vita e nell’ultimo anno rispetto ai partecipanti appartenenti alle classi “a rischio” e “ad alto rischio”.
È stata identificata una classe ad alto rischio di CSBD (2,8%), che mostrava i livelli più elevati di uso problematico della pornografia e di altre attività sessuali. Questa percentuale è in linea con stime precedenti che indicano una prevalenza del disturbo nella popolazione adulta generale dell’1–10%.
Il Compulsive Sexual Behavior Disorder Diagnostic Inventory (CSBD-DI) è stato sviluppato e validato, invece, attraverso sette campioni, quattro lingue e cinque Paesi (Grubbs et al., 2023) e rispondeva all’esigenza di avere uno strumento di screening più rapido e facilmente somministrabile per il disturbo da comportamento sessuale compulsivo.
I risultati di questo lavoro indicano che gli uomini, più delle donne, manifestano i sintomi associati al disturbo. Ci sono correlazioni molto modeste tra CSBD-DI e numero di partner sessuali nell’arco della vita, frequenza di uso della pornografia, di masturbazione, rapporti sessuali, ecc. a sottolineare che una frequenza elevata di comportamenti sessuali non è necessariamente problematica. Infine, il CSBD-DI ha mostrato associazioni positive con depressione, ansia e suicidalità.
Un ulteriore studio internazionale di Bőthe e colleghi (2023) ha cercato di colmare le lacune dei lavori precedenti, includendo popolazioni sottorappresentate e con minore accesso ai servizi. Il disturbo da comportamento sessuale compulsivo è stato esaminato in ben 42 Paesi, considerando genere e orientamento sessuale, e sono state validate la versione originale (CSBD-19) e la versione breve (CSBD-7) della scala self-report, entrambe efficaci per distinguere tra individui a basso e alto rischio di CSBD.
Da questa analisi è emerso che quasi il 5% dei partecipanti risultava ad alto rischio. Sono state osservate differenze tra Paesi e tra generi, mentre non sono emerse differenze legate all’orientamento sessuale e solo il 14% delle persone con CSBD ha cercato un trattamento per questo disturbo.
Una scala di autovalutazione è più snella, l’altra è più completa ma entrambe dovrebbero essere utilizzate soltanto come primo passo di screening: per una diagnosi di CSBD è comunque necessaria una valutazione clinica formale.
Non solo. I sintomi del CSBD sono spesso associati ad altri fenomeni clinicamente significativi, tra cui ansia, disregolazione emotiva, depressione e disturbi da uso di sostanze (Grubbs et al., 2023).
Così come si può intervenire su questi aspetti, anche il disturbo da comportamento sessuale compulsivo può essere diagnosticato e curato con un aiuto professionale, per recuperare controllo su impulsi, pensieri e comportamenti sessuali, nonché per migliorare la qualità di vita sessuale e generale (Castro-Calvo et al., 2020).
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Progetto selezionato nell'ambito dei due avvisi PRO-BEN 1 e PRO-BEN 2 del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) per la concessione di finanziamenti volti alla promozione del benessere psicofisico e al contrasto del disagio psicologico ed emotivo tra gli studenti.

