Pubblicato il
13 febbraio 2026
Scritto da
Susanna Bonelli
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I punti di forza del carattere sono tratti di personalità universalmente considerati positivi, che si ritiene aiutino le persone a vivere vite più felici e più sane. Ne sono stati identificati 24, attraverso i quali si realizzerebbero sei virtù fondamentali: saggezza e conoscenza, coraggio, umanità, giustizia, temperanza e trascendenza (Peterson & Seligman, 2004).
Una recente meta-analisi pubblicata sull’European Journal of Personality (Casali & Feraco, 2025), che ha sintetizzato i risultati di 130 studi per un totale di oltre 275.000 partecipanti, mostra che quasi tutti i punti di forza del carattere risultano significativamente associati al benessere e, in misura più contenuta, a minori sintomi di depressione, ansia e stress.
In gergo tecnico potremmo dire che i punti di forza mostrano associazioni più robuste con gli indicatori di benessere rispetto agli indicatori di psicopatologia.
Al primo e al secondo posto fra i punti di forza collegati al benessere, inteso come funzionamento psicologico ottimale, ci sono la speranza e l’entusiasmo.
Peterson e Seligman affermavano che la speranza è la tendenza ad aspettarsi il meglio dal futuro e impegnarsi per realizzarlo, credendo nella possibilità di influenzarlo positivamente con le proprie azioni. L’entusiasmo, invece, è l’attitudine ad affrontare la vita con slancio e vitalità ed essendo pienamente coinvolti in quello che si fa.
Anche gratitudine, amore e curiosità hanno un ruolo importante nel benessere. Perseveranza e autocontrollo risultano invece particolarmente collegati a livelli più bassi di stress e depressione. Lo studio evidenzia inoltre che gli stessi punti di forza che favoriscono il benessere possono aiutare le persone ad affrontare le difficoltà.
Questa ricerca conferma il potenziale dell’utilizzo dei punti di forza per promuovere salute mentale e benessere, valorizzando un approccio centrato sulle risorse e non sulle mancanze dell’individuo. Ad esempio, programmi che incoraggiano lo sviluppo della speranza o della gratitudine potrebbero aiutare le persone a gestire lo stress e migliorare la qualità della vita.
Il punto cruciale di questa riflessione è che queste caratteristiche possono essere modificate intenzionalmente con effetti tangibili sulla salute.
Coltivare i propri punti di forza significa dunque investire su se stessi poiché sono associati a funzionamento positivo sul lavoro, relazioni interpersonali appaganti e soddisfazione accademica.
In particolare, perseveranza e autocontrollo sono più strettamente collegati alla soddisfazione universitaria, mentre gentilezza, intelligenza sociale, leadership e perdono garantiscono una maggiore gratificazione lavorativa.
Un lavoro di Fabian Gander, Lisa Wagner e Ryan M. Niemiec dell'Università di Basilea (2024) ha dimostrato che gli interventi sui punti di forza del carattere possono influenzare non solo il benessere, ma anche gli stessi punti di forza, sia come tratti sia come stati (l’espressione comportamentale dei punti di forza).
Gli interventi di psicologia positiva:
Per un vero cambiamento positivo, non è sufficiente aumentare l’attenzione sugli aspetti positivi né usare più spesso i propri punti di forza o signature strengths: è necessario che questi siano utilizzati in modo nuovo o praticati deliberatamente fino a diventare abitudine.
Gli autori suggeriscono che parte dell’efficacia dell’intervento “usare le proprie signature strengths in modo nuovo” derivi proprio dall’effetto della novità, considerata un possibile bisogno psicologico di base e un catalizzatore del cambiamento.
Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche, la formazione di un’abitudine basata sui punti di forza sembra rappresentare un approccio promettente per l’allenamento intenzionale dei punti di forza del carattere.
Dunque, sì, gli interventi cambiano davvero i punti di forza: aumentano gli stati e in misura minore i tratti, poiché i comportamenti cambiano più rapidamente rispetto agli aspetti identitari più profondi. E considerata l’elevata correlazione tra i diversi punti di forza, intervenire su uno può produrre cambiamenti anche su altri.
Come previsto, i risultati hanno anche mostrato che gli interventi singoli hanno effetti più limitati rispetto a programmi strutturati più lunghi e multi-componente.
È stata condotta una revisione sistematica su 47 studi (Fu et al., 2025) al fine di sintetizzare le evidenze relative agli interventi di capacity-building sui punti di forza progettati per migliorare la salute mentale degli adolescenti attraverso la promozione di quattro capacità chiave: alfabetizzazione alla salute mentale, resilienza, autoefficacia e pensiero positivo.
Nel complesso, tali interventi hanno mostrato effetti positivi significativi sull’alfabetizzazione alla salute mentale (la maggior parte di essi si è concentrata, tuttavia, su concetti di malattia mentale come riconoscimento e comprensione dei disturbi) e sulla resilienza, sia nel breve sia nel lungo termine.
Le analisi per sottogruppi hanno indicato che gli interventi basati su framework multi-teorici, composti da più componenti terapeutiche (principalmente psicoeducazione e training cognitivo-comportamentale), risultano i più efficaci nel migliorare resilienza e alfabetizzazione alla salute mentale, specialmente se erogati in contesti scolastici e in modalità di gruppo, favorendo un ambiente di supporto per gli adolescenti.
Al contrario, gli interventi esclusivamente basati sulla terapia cognitivo-comportamentale (CBT) hanno mostrato effetti limitati sulla resilienza, probabilmente perché orientati più alla riduzione dei sintomi emotivi piuttosto che al potenziamento adattivo.
In generale, l’approccio multifattoriale che integra tecniche cognitive-comportamentali con mindfulness, competenze sociali o programmi esperienziali sembra essere il più promettente.
Da considerare, infine, che l’efficacia degli interventi è influenzata dal design dell’intervento, dal contesto di implementazione ma anche dalla sostenibilità nel tempo.
In accordo con i risultati della meta-analisi di Nicole Casali e Tommaso Feraco (2025), uno studio condotto fra gli studenti universitari venezuelani ha evidenziato che punti di forza come speranza, perseveranza e leadership, ovvero la capacità di gestire efficacemente le relazioni interpersonali, predicono significativamente sia l’autoefficacia generale sia quella accademica (García-Álvarez et al., 2024).
Inoltre, l’autoefficacia generale esercita un forte impatto sull’autoefficacia accademica. Infatti, quando una persona crede di poter affrontare con successo le sfide della vita in generale, tale fiducia si trasferisce anche nel contesto accademico, facilitando gestione dello stress, coinvolgimento attivo e perseveranza nello studio.
Anche creatività, curiosità e apertura mentale mostrano associazioni positive con l’autoefficacia accademica, suggerendo che studenti innovativi e aperti si percepiscono più competenti nell’affrontare sfide accademiche.
Dunque, i punti di forza del carattere rappresentano predittori significativi dell’autoefficacia negli studenti universitari. Promuovere tali punti di forza con interventi educativi mirati può essere determinante nel migliorare autoefficacia accademica, rendimento e benessere.
Curricula e metodologie didattiche potrebbero essere progettati per richiedere perseveranza, coltivare aspettative positive verso il futuro e sviluppare competenze di leadership.
Ora che hai capito l’importanza dei punti di forza per il benessere generale e un buon rendimento accademico – che non guasta mai – non ti resta che allenare i più utili, anche con l’aiuto di un* professionista.
Progetto selezionato nell'ambito dei due avvisi PRO-BEN 1 e PRO-BEN 2 del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) per la concessione di finanziamenti volti alla promozione del benessere psicofisico e al contrasto del disagio psicologico ed emotivo tra gli studenti.

